(DIRE) Bologna, 17 set. - La parola d'ordine e': ricomporre la
frattura. E cosi' all'Alma Mater di Bologna si pensa a una
possibile mediazione tra il rettore Ivano Dionigi e i ricercatori
in protesta contro il decreto Gelmini. Un accordo che potrebbe
passare dal rinvio delle lezioni di una settimana, sfruttando i
primi giorni dei corsi per parlare in aula solo della questione
dei ricercatori. Una mossa gia' attuata in altre Universita'
italiane e che potrebbe funzionare anche sotto le Due Torri.
"Questo pero' e' tutto quello che puo' fare il rettore- si spiega
a Palazzo Poggi- perche' non dimentichiamoci che ha anche il
dovere di garantire le lezioni agli studenti e alle famiglie che
hanno gia' pagato le tasse". Il giorno dopo l'apertura di Ivano
Dionigi alla possibilita' di rinviare l'inizio dell'anno
accademico, dunque, si lavora per ricucire.
"I ricercatori sono contenti delle parole del rettore- afferma
Loris Giorgini, uno dei portavoce della protesta all'Alma Mater-
ci da' un senso maggiore di appartenenza alla comunita'
accademica". Oggi alle 13 e' scaduto il termine (non piu'
perentorio, comunque, dopo la lettera del rettore di mercoledi')
per presentare le disponibilita' dei ricercatori
all'insegnamento. A Palazzo Poggi non vengono forniti ancora
dati, ma i numeri non dovrebbero discostarsi piu' di tanto da
quelli emersi in settimana dalle varie assemblee di Facolta'. "La
situazione e' molto differenziata", si limita a dire il
prorettore Roberto Nicoletti, portavoce della Giunta. Intanto e'
stato convocato per venerdi' prossimo, 24 settembre, alle 12 (ma
potrebbe essere anticipato a martedi') il Senato accademico in
seduta straordinaria per discutere della "questione dei
ricercatori e problematiche relative all'attivita' didattica per
l'anno accademico 2010-2011".(SEGUE)
DIRE) Bologna, 17 set. - Tra i presidi, intanto, l'ipotesi del
rinvio dell'anno accademico comincia a farsi largo. "Se e' di una
settimana non succede niente, si puo' sempre recuperare", afferma
uno dei titolari di Facolta'. Ad ogni modo, si ragiona tra i
presidi, "la situazione e' molto fluida e c'e' molto fermento:
bisogna ragionarci". Dal canto suo, Nicoletti analizza cosi' la
situazione. "L'importante e' che non si continui con questa
frattura- sostiene il portavoce della Giunta- continuo a pensare
che ci sia stato un fraintendimento di fondo, perche' mettere i
ricercatori contro il rettore e' stato uno sbaglio: non e' cosi'".
Il vero problema, afferma Nicoletti, e' che "la protesta dei
ricercatori e' contro il ministro, ma si ripercuote sul rettore".
Insomma, "siamo finiti in un vicolo cieco: e' come se due persone
discutono di un problema su cui deve decidere un terzo". Ad ogni
modo, rivendica il portavoce della Giunta, "l'Ateneo ha fatto
tutto quello che poteva fare per sostenere le istanze dei
ricercatori. Sui giornali sono state scritte molte cose inesatte,
come parlare di sciopero e di lesione dei diritti dei lavoratori".
(San/ Dire)
18:33 17-09-10
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