A 6 mesi dallʼelaborazione e diffusione del proprio parere sul ddl n° 1905 c.d. Gelmini di
riforma del sistema universitario, la commissione Scuola, Università e Ricerca del Forum
Nazionale dei Giovani è tornata ad analizzare il testo del disegno di legge, così come
riformulato dal passaggio in commissione Istruzione Pubblica e Beni Culturali al Senato.
Presto il testo della riforma sarà esaminato e votato in plenaria al Senato, per poi infine
approdare alla Camera.
In attesa di questi passaggi fondamentali e sicuramente non facili per lʼapprovazione della
riforma, mentre aumentano in molti Atenei episodi di protesta, specie di ricercatori e
docenti, la commissione, tramite la presente nota, esprime la sua posizione in merito al
nuovo testo.
La governance
Sul fronte della governance permangono due nodi centrali ancora non risolti: il potere
eccessivo potenzialmente in mano al rettore e il mancato rafforzamento della
rappresentanza studentesca.
Per quanto riguarda il primo punto, nonostante lʼintroduzione di positive novità, come la
possibilità per il Senato Accademico di proporre una mozione di sfiducia, il rettore
manterrebbe lʼesclusivo potere di proposta del candidato a direttore generale, figura perno
del nuovo assetto amministrativo-gestionale dato agli atenei. Permane tuttora in capo al
rettore anche la possibilità di vedersi riconosciuto dallo statuto di ateneo il potere di
nomina dei consiglieri del consiglio di amministrazione o di alcuni di essi, dato che non è
stabilito espressamente che essi siano elettivi. In questo modo il rettore arriverebbe ad
avere in mano direttamente o indirettamente lʼintero o buona parte del cda.
In merito al secondo punto, il Forum ribadisce la forte richiesta di vedere aumentata la
percentuale dei rappresentanti degli studenti in seno agli organi collegiali. Lʼattuale testo
del ddl rinvia alle percentuale del 15% stabilita dalla l.120/95. Questo continuerebbe ad
incidere negativamente sulla reale capacità di rappresentanza e sullʼautonomia degli
studenti eletti. Se davvero si vuole perseguire lʼobiettivo, per noi fondamentale, di riportare
gli studenti sempre più al centro della missione formativa dellʼuniversità, non si può non
dare ad essi gli strumenti utili a far sentire la propria voce e ad incidere con responsabilità
sulle scelte gestionali degli atenei tramite vie istituzionali e democratiche.
Sicuramente positiva, e nel segno di quanto da noi richiesto in gennaio, la previsione della
necessaria preventiva specificazione delle modalità di governo delle federazioni che gli
atenei potranno istituire insieme ad altri atenei o altri enti privati e pubblici.
Il Fondo per il Merito
La commissione del Senato ha accolto gran parte delle richieste che il Forum Nazionale
dei Giovani aveva formulato con riguardo al Fondo per il Merito, migliorandone
decisamente la disciplina.
Eʼ stata innanzitutto soppressa la prova di selezione per gli studenti iscritti ad anni
successivi al primo, sostituita da criteri standard di valutazione della carriera accademica.
Soppresso, per gli studenti privi di mezzi, anche il contributo economico richiesto per la
partecipazione alle selezioni.
Decisamente positiva, soprattutto, la previsione che le erogazioni pubbliche di
finanziamento del Fondo siano necessarie e non più eventuali.
Fondo di Finanziamento Ordinario
Chiediamo nuovamente che il costo standard per studente, nuova positiva misura di
calcolo dellʼattribuzione del FFO ai singoli atenei, sia calcolato su parametri di efficienza
ed eccellenza con particolare riguardo alla media dei costi standard per studente nei paesi
UE ed OCSE.
Siamo profondamente preoccupati e riteniamo grave la soppressione dellʼobbligo per il
MIUR di destinare annualmente quote di FFO al finanziamento di assegni di ricerca e di
borse per dottorati di ricerca. Crediamo che lʼItalia, specie in questo momento di crisi,
abbia urgentemente bisogno di una ricerca scientifica che la sappia trainare fuori
dallʼimmobilità, portandola a correre sui binari dello sviluppo e dellʼinnovazione. Negare al
mondo della ricerca universitaria quelle già poche garanzie di finanziamento periodico
finora assicurate, non va sicuramente in questa direzione.
Docenti e ricercatori: status e reclutamento
Per quanto riguarda le ore minime obbligatorie di attività didattica e di servizio agli studenti
previste obbligatoriamente per i docenti, chiediamo che esse vengano innalzate a 500 per
i docenti a tempo pieno ed abbassate invece le soglie massime per i ricercatori a tempo
pieno dalle attuali 350 a 250. Difatti le soglie minime per i docenti (350) e massime per i
ricercatori (350) attualmente stabilite coincidono, concedendo quindi agli statuti di ateneo
di prevedere un monte ore per la didattica identico sia per i docenti che per i ricercatori,
nei fatti azzerando lʼintento positivo della previsione normativa di creare un sistema che
obblighi i docenti a riservare la maggior parte del proprio tempo lavorativo agli studenti e i
ricercatori, al contrario, a dedicarsi soprattutto allʼattività di ricerca.
Giudichiamo positiva altresì la previsione di incompatibilità fra la docenza a tempo pieno e
lʼesercizio di attività di impresa e lo svolgimento di libere professioni.
Per quanto riguarda i ricercatori, riteniamo assolutamente ingiusto e irragionevole il
termine contrattuale massimo di tre anni con un rinnovo per altri tre. Questa misura non
risolve, bensì aumenta la precarietà dei ricercatori, costringendoli a dover cercare, dopo 6
anni di attività di ricerca, sistemazione presso la pubblica amministrazione o altri impieghi.
In questo modo i più bravi andranno sicuramente a lavorare come ricercatori allʼestero.
Non ci sembra sia questa la soluzione migliore per rispondere alla questione “fuga dei
cervelli”.
Infine chiediamo ancora che ci venga spiegata, perché non la capiamo, la ratio della
previsione, per i sei anni successivi allʼapprovazione della riforma, di un limite minimo
allʼapplicazione delle nuove regole di reclutamento per i docenti di prima fascia ad 1/5 dei
posti messi a concorso e ad 1/3 per quelli di seconda fascia. Questo, a nostro avviso,
significa che la riforma del reclutamento avrà efficacia pari a zero per i prossimi sei anni.
Concludendo quindi, riteniamo che quello uscito dalla VII commissione del Senato sia un
testo sicuramente migliore dellʼoriginario nella struttura generale, ma ancora da riformulare
nel dettaglio in molti punti, specie quelli riguardanti lo status e il reclutamento di docenti e
ricercatori e il sostegno alla ricerca scientifica.
Per questo chiediamo nuovamente che il Governo e il Parlamento si preoccupino di
mantenere vivo il dialogo con le parti sociali nei prossimi passaggi di esame, modifica ed
approvazione del testo di riforma, auspicando che anche il mondo universitario, studenti,
ricercatori e docenti, dimostri un atteggiamento di apertura al dialogo e alla critica
propositiva.
Roma, 5 luglio 2010
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